La presidenza della Corte penale internazionale ha deferito l’Italia all’Assemblea degli Stati membri per il caso Almasri.
Dopo il richiamo subito dalla Cpi sul caso Almasri, ecco la Corte penale internazionale prendere un’importante decisione per l’Italia che è stata deferita all’Assemblea degli Stati membri per “inadempienza a una richiesta di cooperazione”. A renderlo noto è stata la stessa Cpi motivando nel dettaglio le ragioni di tale scelta.

Caso Almasri: Cpi ha deferito l’Italia
La presidenza della Corte penale internazionale (Cpi) ha deferito l’Italia all’Assemblea degli Stati membri per “inadempienza a una richiesta di cooperazione” sul caso Almasri, il generale libico ricercato per crimini di guerra e contro l’umanità. A renderlo noto è stata la stessa Cpi, spiegando che “il 29 gennaio 2026 la presidenza della Corte ha trasmesso al presidente dell’Assemblea degli Stati membri la ‘Decisione di deferire all’Assemblea degli Stati membri l’inadempienza dell’Italia a una richiesta di cooperazione’ della Camera preliminare I, datata 26 gennaio 2026, rinviando così la questione all’Assemblea degli Stati membri”.
I dettagli sulla decisione
Nella nota con cui la Cpi ha spiegato la decisione sull’Italia è stato ricordato come “il 17 ottobre del 2025 la Camera preliminare I aveva emesso una ‘Decisione sulla mancata ottemperanza dell’Italia a una richiesta di cooperazione’, nella quale aveva constatato che l’Italia non ha ottemperato ai propri obblighi internazionali ai sensi dello Statuto di Roma, impedendo alla Corte di esercitare le proprie funzioni e i propri poteri ai sensi dello Statuto ‘non dando debita esecuzione alla richiesta della Corte di arrestare e consegnare il sig. Njeem (Almasri ndr.) mentre si trovava sul territorio italiano“. La Cpi ha inoltre aggiunto che l’Italia in quella circostanza non aveva consultato né cooperato “con la Corte per risolvere eventuali presunte questioni derivanti dalla formulazione del mandato d’arresto e dalla presunta richiesta concorrente di estradizione'”.